Partire da giù

Ogni società si definisce tale in quanto comunità di individui che pone alla basa della propria esistenza un rapporto paritetico ed armonioso tra i membri della stessa organizzazione. È chiaro come qualsiasi comportamento che vada in favore dell’interesse personale e contro invece quello comune rappresenti una violazione del contratto sociale, conseguenza propria perciò della corruzione.
Tutte le forme di governo sopravvivono se funzionali al bene pubblico, ovvero quando alla felicità del singolo viene sostituita quella dell’intero Stato, e tale deve essere a maggior ragione il criterio dietro ogni azione di coloro che sono a rappresentanza della comunità, come affermato da Platone nella sua Repubblica.
“Forse, se esistesse una città di uomini buoni, si farebbe a gara per non governare come adesso per governare, e allora sarebbe evidente che il vero uomo di governo non è fatto per mirare al proprio utile, ma a quello del suddito”
La corruzione non è tuttavia una patologia che caratterizza soltanto un determinato settore sociale poiché propria dell’intera comunità i cui membri, non capacitandosi di quanto compiuto nel quotidiano, tendono a considerare se stessi eestranei a questa realtà; essa non è un fenomeno unicamente attuale: basti pensare allo storico Sallustio e al moralismo con cui critica la degenerazione dei valori morali romani nonostante lui stesso non fosse stato esente durante la sua carriera politica da scandali di vario genere.
L’abbattimento del fenomeno deve iniziare pertanto a partire proprio dai cittadini. La politica in tutto ciò cosa rappresenta se non lo specchio della stessa società?

Luoxi Massimo Yu 4^H L.S.S. Enrico Fermi, Bari

Precedente La corruzione, un nemico comune Successivo Sviluppo e natura